lunedì 18 agosto 2014

L'aula del XXI secolo: l'aula tra didattica, web e nuove tecnologie

Quali spazi per una didattica basata sulle nuove tecnologie?
Il problema dell'innovazione didattica in Italia, di come introdurre le nuove tecnologie o TIC nella didattica, presenta molti aspetti, tra quelli solo apparentemente poco importanti vi è quello dell'aula: come deve essere un'aula nel XXI secolo? Come deve essere ridisegnata per ospitare una didattica innovativa? Gli spazi, i banchi, le sedie, i posti occupati dalle persone, gli strumenti, la disposizione reciproca di tutti questi elementi, non sono affatto irrilevanti.
L'infografica mostra i dati percentuali relativi al gradimento del'utilizzo in varie attività delle TIC e del Web
Innovare non significa riempire le aule di LIM e Tablet
La SEMPLICE E MERA INTRODUZIONE DI LIM E TABLET non è la risposta al problema dell'innovazione didattica, non si tratta della ormai banale e universalmente accettata considerazione per cui non deve essere la didattica a piegarsi agli strumenti tecnologici, ma l'utilizzo di questi ad essere condotto secondo criteri, motivazioni, obiettivi didattici e formativi. Si tratta proprio dell'aula come spazio fisico e architettonico: come deve essere strutturata perché sia possibile sviluppare in essa una efficace didattica che faccia uso delle nuove tecnologie? Una didattica web based e digital based?



Da aula ad ambiente di apprendimento
Schiaffare LIM e Tablet nello spazio dell'aula tradizionale significa continuare a perseguire la strada del vecchio apprendimento, niente di male in ciò, ché le vecchie e tradizionali modalità in cui si sviluppa il processo di apprendimento e insegnamento non sono affatto superate, anche se da modificare ed integrare se non si vuole la decomposizione del sistema scolastico e formativo del paese. Quindi come fare perché la spesa per LIM e Tablet possa servire a qualcosa? Occorre trasformare l'aula in un ambiente di apprendimento. Il video qui sotto è un'animazione realizzata da Ray Stuckey, docente della Rodriguez Hig School (Usa), che ricostruisce un'aula  dopo che è stata ristrutturata e ridisegnata, DALLO STESSO DOCENTE CON LA COLLABORAZIONE DEGLI STUDENTI, per supportare una didattica incentrata sull'utilizzo dell'e-learning e delle nuove tecnologie al fine di realizzare forme di apprendimento collaborativo e attività differenziate.



Come deve essere l'aula per una didattica basata sulle TIC e sul WEB?
Non esiste una unica conformazione che può essere proposta come ideale per l'aula tecnologica. I diversi modi di configurare un'aula e gli elementi che la compongono sono molteplici e funzionali alle esigenze didattiche con cui i media e le tecnologie vengono utilizzate, variabili in relazione ai programmi e curricoli o in base alle diverse attività, progetti, azioni laboratoriali poste in essere. La modularità e variabilità sono i criteri che devono essere tenuti presenti nella individuazione  delle caratteristiche dell'aula del XXI secolo, in modo che essa sia di volta in volta modificabile e riconfigurabile a seconda delle esigenze. Nelle immagini sottostanti sono raffigurati i principi dello School Design architettura centrata sullo studente e caratterizzata da: spazi aperti, luminosi, colorati,versatili e dinamici (elementi come pareti, mobili, strumenti, devono poter essere spostati e ricollocati facilmente), fatti per il lavoro in piccoli gruppi, la costruzione collaborativa della conoscenza, l'integrazione tra ambiente fisico e virtuale (online).
Esempio di School Design: ambienti scolastici per l'apprendimento realizzati dal PCOE (Uff. Educ. Contea di Placer )

Disegno di una hig school negli Usa ispirato ai principi dell'attuale school design
E in Italia?
Le immagini e le considerazioni fatte fin qui sono ricavate da quanto sta avvenendo in molti paesi, come quelli scandinavi o anglossassoni (Usa, Australia, Nuova Zelanda, ecc.), paesi in cui il curriculum e l'organizzazione degli studi sono molto diversi da quelli italiani. Un esempio, il sistema di istruzione superiore non si fonda come da noi sulla classe anagrafica, ma su corsi impartiti dai docenti a cui gli studenti scelgono di partecipare. Le aule quindi non sono aule in cui  viene a collocarsi stabilmente una data classe di studenti, ma sono aule disciplinari, in cui risiede stabilmente un docente, che impartisce differenti corsi della sua disciplina a differenti gruppi di studenti. Le aule quindi possono essere configurate secondo le metodologie, le esigenze e la didattica che caratterizzano quel docente e quella disciplina. In Italia la personalizzazione nella configurazione dell'aula non può invece andare oltre un certo limite, molto superficiale, dal momento che nella stessa aula vengono insegnate e apprese discipline diverse, con differenti esigenze da differenti docenti. Insomma, la possibilità per un docente di configurare a sua discrezione la propria aula, come nel caso del prof. Stuckey (il secondo video), sarebbe molto problematica. 

2 aule (1st e 4th grade) del West Ada School District (Usa)
Italia: un paese in via di sottosviluppo!
Ma la più importante considerazione da cui occorre partire per avviare un qualsivoglia discorso su questi problemi è riconoscere realisticamente quale sia la condizione del paese. L'Italia, semplicemente, non può permettersi la spesa necessaria per realizzare un sistema di scuole e di aule del genere. L'Italia è un paese, non solo in ambito scolastico, in via di sottosviluppo o già sottosviluppato, lo è per le sue infrastrutture di base, per il suo sistema amministrativo burocratico, per la sua inconcludente legislazione, per la percentuale di spesa in ricerca e formazione, e così via. Quindi occorre considerare la fattibilità anche finanziaria di un intervento complessivo sull'edilizia scolastica e commisurare tale intervento alle limitate risorse disponibili. Ricordo che più della metà degli edifici scolastici italiani non sono a norma in fatto di sicurezza e non vi è la possibilità, né a breve, né a medio termine di risolvere questa situazione, con il risultato che, non solo pare utopia immaginare le aule delle nostre scuole ridisegnate in funzione di nuove tecnologie e nuove forme di didattica, ma il sistema scolastico va avanti e andrà ancora avanti, al di fuori della legalità.
Per finire va anche ricordata la totale, pluridecennale e comprovata inadeguatezza di chi ha gestito il sistema scolastico italiano, Fruttero e Lucentini avrebbero potuto aggiungere ai loro due libri sulla prevalenza e il ritorno del cretino una vera e propria enciclopedia della cretinaggine solo limitandosi a quanto fatto dai vari ministri dell'istruzione e dal loro seguito di direttori, dirigenti e responsabili ai vari livelli e nei vari settori.

E allora che fare?
Fare di necessità virtù ed esercitare la picaresca arte dell'arrangiarsi con quanto si riesce ad avere sembra, come sempre, la strada che si dovrà percorrere. Utilizzare al meglio strutture e strumenti disponibili non cadendo nell'errore di calare l'innovazione dall'alto e di mirare ad adeguare la didattica agli strumenti e alle nuove tecnologie. Si tratta di trovare soluzioni ad hoc di volta in volta differenti e variabili, a seconda delle circostanze e delle risorse umane e materiali che si hanno a disposizione. Occorre abbandonare il paradigma dell'ingegneria educativa e della progettazione dell'istruzione per adottare un approccio basato su quello che Wenger, a proposito delle comunità di pratica, chiama il coltivare (cultivating), l'azione indiretta di sostegno, guida, risoluzione creativa di problemi fondata sulla natura autopoietica della comunità di apprendimento e che si contrappone alla natura verticale del progettare, di matrice fordista-taylorista. Dall'incontro quotidiano tra tecnologia e pratica formativa, tra docenti e studenti reali (non quelli ideali dei progetti e dei pedagogisti), si dovrà partire per risolvere di volta in volta i problemi dell'innovazione e dell'uso delle TIC, con soluzioni differenti e mai definitive, come se si fosse in una perpetua fase beta.

LINK UTILI
Pinterest, bacheca "aula XXI secolo"

giovedì 14 agosto 2014

Edupunk: un approccio non istituzionale all'innovazione didattica

Ascesa e caduta di un termine: Edupunk
Tra il 2008 e il 2009 nei blog e nei sociale network il termine Edupunk era piuttosto popolare, oggi pare scomparso, i gruppi su Facebook ad esso dedicati sono inattivi, i link che rimandano ai siti dedicati all'Edupunk se cliccati danno come risposta una pagina bianca del browser: la pagina web non è disponibile, l'ultimo intervento in edupunk.wikia.com risale al maggio del 2010, pare dunque che ci si debba chiedere non cos'è, ma cos'era l'Edupunk?
Più che da un determinato approccio nell'utilizzo delle tecnologie didattiche nella formazione o dalla proposta di un nuovo sistema di strategie didattiche e pedagogiche, l'edupunk è nato come rifiuto della politica di normalizzazione della scuola promossa dal governo Bush che, per ridurre la spesa pubblica e imporre come dominante un unico paradigma ideologico, aveva impostato un programma per l'uso didattico delle nuove tecnologie basato sull'omologazione e un approccio top-down. 

Commercializzazione dell'insegnamento e taylorismo didattico
Lo strumento di questo programma erano le piattaforme di e-learning, a quei tempi Blackboard, la logica era invece quella della erogazione di contenuti chiusi e predeterminati, trasmessi secondo un modello broadcast (uno - molti) in cui l'utente si limita alla fruizione passiva di contenuti su cui non può intervenire, seguendo un percorso anch'esso precostituito e imposto dall'alto. Si tratta dunque del tentativo di piegare l'uso didattico delle nuove tecnologie al paradigma progettuale e produttivo fordista - taylorista (gerarchia, omologazione, ripetitività, efficienza, spersonalizzazione, standardizzazione, ecc.). In tale contesto viene privilegiato l'uso di strumenti software chiusi, proprietari, scarsamente interattivi, rigidi, teacher centered, come, appunto, le piattaforma di e-learning (LMS - LCMS: learning management system e learning content management system). Anche il problema squisitamente didattico di come utilizzare tali tecnologie nel processo di insegnamento / apprendimento viene posto in secondo piano rispetto alle logiche aziendalistiche e di commercializzazione che, dominanti rispetto alle finalità pedagogiche, piegano l'istruzione al proprio progetto aziendale ed editoriale ed alla caratteristiche hardware e software dei loro prodotti.
Il punto è, quindi, che la scelta degli strumenti non è determinata da una strategia didattica e pedagogica, ma la didattica viene determinata dalla imposizione degli strumenti che vengono adottati.

Le origini del termine: le api di vetro
Nel maggio del 2008 Jim Groom propone l'uso del termine Edupunk in un post dal titolo The Glass Bees che prende spunto da un racconto di Erns Junger, Le api di vetro, si opponeva alla logica totalitaria del formicaio conseguenza di un uso della tecnologia volto non a promuovere il progresso ma a rafforzare il potere.
Nello specifico Groom se la prendeva con la campagna pubblicitaria con cui veniva lanciato la versione 8 di Blackboard, che per far fronte alla crisi delle piattaforme di e-learning aveva incorporato entro il proprio sistema le innovazioni del web 2.0, impossessandosi di strumenti prodotti collettivamente dalla comunità e rivendendoli a caro prezzo, ma, soprattutto garantendo il "potenziamento delle capacità critiche" e "il miglioramento delle prestazioni della classe". Contro tale approccio Groom affermava che capacità critiche e prestazioni della classe non migliorano per l'adozione di uno strumento tecnologico, ma perché le persone lavorano e pensano insieme ed in funzione di tale agire comunitario e degli scopi che con esso si vogliono perseguire che deve essere scelta una tecnologia.


Ma che cos'è allora questo Edupunk?
In un articolo comparso sul New York Times nel 2008 così Tom Kuntz descriveva l'Edupunk: "un approccio all'insegnamento che rifiuta ciò che i principali strumenti come Power Point e Blackboard e punta a portare l'atteggiamento ribelle e l'etica del "Do it yourseld" dentro le aule". Stephen Down, in un suo post del 29 maggio 2008, così sintetizza le caratteristiche dell'Edupunk:
1. una reazione alla commercializzazione dell'apprendimento;
2. l'adozione dell'etica del DIY (Do It Yourself - Fai da te)
3. pensare e apprendere autonomamente e per se stessi
Tali aspetti sono ricollegabili, come evidenzia Gianni Marconato, a concetti chiave onnipresenti nelle programmazioni disciplinari e dei consigli di classe, ma la cui realizzazione pratica è spesso disattesa quali:
> educazione democratica e libertaria
> apprendimento auto-diretto e centrato sullo studente
> descolarizzazione
e ancora:
> filosofia open
apprendimento collaborativo
> costruzione della conoscenza
> comunicazione e interazione dialogica, network sociale
> Open Educational Resource
ecc.
Per comprendere e inquadrare meglio l'Edupunk e le problematiche che tale termine dischiude, consiglio la consultazione della presentazione di Giovanni Lerccisotti Dalle risorse aperte all'Edupunk, pubblicata su Slideshare il 25 luglio del 2012

Edupunk qui e ora?
Perchè rilanciare questo termine? Si pensi alla tanto dibattuta questione della valutazione di scuole e insegnanti che fa capo all'Invalsi, non tanto per questioni di merito docimologico, quanto per l'uso politico che dei dati dell'Invalsi si vuole fare: bastonare economicamente scuole e docenti i cui studenti mostrano prestazioni insufficienti e premiare gli altri. Si pensi alla sola risposta che chi governa la scuola ha saputo dare al problema dell'innovazione tecnologica della didattica: comprare LIM e Tablet, nella convinzione che questo, magicamente, trasformi la didattica, trasfiguri docenti e studenti, operi una paradisiaca metamorfosi della scuola italiana, come se montando su un'auto di formula 1 si divenisse automaticamente tutti degli Alonso. Si pensi al fallimento di tutti i progetti di aggiornamento dei docenti condotti dal ministero (Monfortic, M@rte, La scuola per lo sviluppo, Scuola&servizi). Si pensi a tutte queste cosee la risposta verrà da sé.

martedì 12 agosto 2014

Impari: ambiente di apprendimento realizzato da Luciano Pes

1. Dalla Piattaforma al Personal Learning Network
Dopo la crisi delle cosiddette piattaforme di e-learning come strumenti da utilizzare in ambito formativo - scolastico, l'utilizzo dell'e-learning nella didattica si è sempre più spostato verso ambienti caratterizzati da informalità, socialità, collaborazione, fruizione di servizi e creazione di contenuti. In tutti questi casi la piattaforma scompare e viene sostituita dall'ambiente virtuale di apprendimento (VLE, Virtual Learning Environment) e, in termini più specifici, dall'ambiente personale di apprendimento (PLE Personal learning Environment o PLN Personal Learning Network). 

2. Il New Web
Si tratta di quello che O'Really defini web 2.0 e che altri preferiscono chiamare New Web in quanto caratterizzato non dall'andare a zonzo tra siti statici ma dall'utilizzo di servizi online, i webware o le web app, che consentono all'utente di produrre in modo semplice contenuti trasformandolo da fruitore passivo in autore e, ancora, dalla partecipazione ai social network consistente nella condivisione di informazioni e nella costruzione collettiva delle conoscenze. 

3. Il Web Learning
Cosa significa questa trasformazione in ambito didattico? Più precisamente, quali conseguenze è necessario trarre sul piano dell'utilizzo del web a scopo formativo in ambito scolastico? Assumendo come dato di fatto il fallimento delle tradizionali piattaforme di apprendimento risulta evidente che occorra passare dalla concezione erogativa dell'e-learning a quella sociale, attiva e collaborativa del web learning, intendendo con questo espressione tutti quei modelli didattici che, variamente denominati (blended learning, flipped learning, web based learning, informal e-learning, ecc.), mirano a valorizzare il carattere attivo e collaborativo del web che vede l'utente impegnato non nella semplice consultazione di contenuti precostituiti ma nella creazione di contenuti attraverso strumenti e servizi cloud e web based ed alla loro condivisione nei social network.

4. La sfida dell'alfabetizzazione digitale
Se, come molti sostengono, ci troviamo davanti a un mutamento epocale che parte dai sistemi di comunicazione e va attuando la quarta rivoluzione comunicativa (dopo quella chirografica e tipografica) e conduce al passaggio dalla cultura tipografica alla cultura digitale, la scuola si trova di fronte alla sfida di provvedere a un'opera colossale di alfabetizzazione digitale: rendere gli studenti capaci di gestire il proprio agire comunicativo in modo autonomo e consapevole abbandonando per la sua inconsistenza l'idea dei "nativi digitali" e della "spontanea capacità" di cui questi godrebbero, di sviluppare autonomamente le competenze necessarie per divenire cittadini del web e partecipare attivamente alla cultura digitale. A proposito di ciò vedi Dino Baldi, Scuola Digitale, dicembre 2013

5. Un esempio: Impari di Luciano Pes

5.1. Cos'è Impari 
Impari è un ambiente di apprendimento aperto e social, per docenti, studenti, famiglie e scuole realizzato da Luciano Pes che consente di realizzare libri digitali, mappe mentali, presentazioni, appunti, esercizi, ecc. Per le sue caratteristiche viene incontro all'esigenza di "alfabetizzazione digitale" e trasformazione degli studenti da meri utenti consumatori ad autori e partecipanti della nuova cultura digitale
Impari è un esempio di cosa significhi veramente innovare la didattica con l'utilizzo delle nuove tecnologie, l'ambiente è offerto da Luciano Pes, docente di cagliari ed esperto di nuove tecnologie, che ha sviluppato un sistema per la produzione e condivisione di risorse didattiche in un ambiente social offrendone a chiunque l'utilizzo. 

5.2. Il termine
Il termine Impari racchiude un duplice significato, se in italiano indica il processo di apprendimento, in sardo significa "Insieme", ottima trovata che sintetizza in modo esemplare obiettivi e caratteristiche di questo ambiente sociale per la produzione di contenuti didattici e la gestione dell'apprendimento che supera la rigidità e farraginosità delle cosiddette piattaforme di e-learning. 

5.3. Approccio social, 
Mentre il Ministero della pubblica istruzione o Miur, prosegue nella sua pluridecennale politica di ripetuti fallimenti, guidato da una testarda e inestinguibile cretineria, direbbero Fruttero e Lucentini, che è perfino ammirevole per la caparbietà con cui si ostina a ripetere sempre gli stessi errori, Luciano Pes mostra nei fatti quale sia la "ricetta" per l'innovazione didattica: 
- partire dal basso, dalla concreta pratica didattica e dalle reali e quotidiane esigenze dei docenti e degli studenti; - puntare sul web e sulla logica della totale libertà di utilizzo e interoperabilità; 
- fornire strumenti semplici e usabili e fare degli studenti non i fruitori passivi di contenuti precostituiti (poco importa se in formato cartaceo o digitale), ma gli autori e i protagonisti della creazione culturale digitale 
- eliminare la logica aziendalista e industriale della progettazione, standardizzazione, monitoraggio, ecc. puntando sul web libero, sulla creatività collaborativa e sul modello dei social network 

5.4. Quali servizi offre Impari 
Produzione di risorse didattiche: Libri digitali, Slide, Mappe concettuali, Esercizi, Quizzes. Appunti; per  avere un'idea degli strumenti che vengono messi a disposizione di studenti e docenti si può visionare la pagina progetto
Per avere un'idea delle potenzialità e dei possibili utilizzi didattici di Impari è possibile visionare la pagina Demo in cui viene mostrato come si possa, in modo semplice, realizzare un e-book; viene fornito un manuale curato dall'autore e vengono illustrate le potenzialità dell'ambiente. 

LINK UTILI 
- Linguaggio Macchina, intervista a Luciano Pes del 29 settembre 2012, Imparare insieme con il software di Luciano Pes;
- Orizzonte scuola didattica. intervista a Luciano Pes del 03/06/2014, Impari. Il social learning costruito dai docenti con gli studenti;

giovedì 19 giugno 2014

i miti di Platone interpretati dagli studenti o "La scuola e l'analfabetismo digitale"

Analfabetismo oggi
Il concetto di analfabetismo si è oggi allargato al punto da comprendere competenze e abilità che vanno molto oltre il semplice saper leggere, scrivere e far di conto. E' difficile e problematico individuare i saperi e le competenze minime che definiscono ciò che intendiamo con alfabetizzazione e alfabetizzato. Si tratta tuttavia di un problema che chiunque abbia a che fare con la scuola, cioè con la formazione istituzionale e formale con cui una società trasmette il proprio sapere e costruisce la cittadinanza, non può non porsi, pena la perdita di senso dell'istruzione scolastica stessa. 

Leggere e Scrivere
Oggi leggere e scrivere sono qualcosa di molto diverso e molto più complesso di quello che tali competenze erano nella seconda metà del XX secolo. Tali termini vanno o sostituiti o il loro significato va allargato e integrato fino a comprendere le nuove e necessarie competenze che la digitalizzazione, il web, le nuove tecnologie hanno diffuso e reso pervasive. 

Comunicazione digitale e multimediale
Si pensi ai video, intendendo questa categoria nel senso più generico e largo possibile fino a comprendervi film, animazioni, corti, trailer, spot pubblicitari, videoclip musicali, i video registrati con gli smartphone, ecc. La maggior parte della comunicazione che tra Web, Tv, videogiochi, ecc., viene prodotta e consumata, è di questo tipo. 

Competenze Digitali
La consapevolezza di quali siano gli elementi che formano un "video", di come essi siano tra loro collegati a formare un tutto unico, di quali siano le loro funzioni, di come si caratterizzino i codici comunicativi secondo i quali essi significano, sono elementi fondamentali per la comprensione e interpretazione di questo mezzo comunicativo. In altri termini, lungi dall'essere oggetto di una visione e interpretazione "naturali e spontanee", come si ritiene nella mentalità comune che ha una visione ingenua di questo strumento comunicativo, i video sono costruzioni comunicative complesse che richiedono competenze elevate per poter essere "letti" e "scritti".

L'apprendimento delle competenze necessarie alla comunicazione digitale
E' senz'altro vero che queste competenze vengono assimilate informalmente dall'ambiente circostante e sono apprese in gran parte attraverso la pratica come avviene per la lingua che tutti parliamo e impariamo sin da piccoli, ma come dimostra l'esempio del linguaggio naturale, questo apprendimento informale non è ritenuto sufficiente per poter affermare che si ha una soddisfacente padronanza del linguaggio e, soprattutto, non è in questo modo che si impara a leggere e scrivere, cioè a divenire protagonisti e padroni della comunicazione.

Apprendimento formale e informale
Lo stesso tipo di ragionamento deve essere fatto per la comunicazione multimediale, un suo uso libero, critico e consapevole, che consenta alle persone di realizzare la propria esistenza comunicativa come soggetti attivi e non come utenti passivi, non può prescindere da una istruzione specifica ed esplicita che si sviluppi in un ambito formale e istituzionale come quello della scuola e che si proponga di insegnare queste competenze, almeno ad un livello minimo, in quanto esse fanno ormai parte di quel bagaglio di conoscenze e abilità che definisce l'alfabetizzazione, la capacità di esprimersi comunicativamente.

La scuola e l'insegnamento della cultura digitale
Purtroppo il peggior nemico di questo necessario ampliamento dei compiti e degli obiettivi dell'istruzione scolastica è la scuola stessa, dove è forte l'idea che scopo della scuola sia combattere tali forme di comunicazione e che la scuola e il sapere che essa rappresenta e tramanda, si contrappongano frontalmente a tali nuove forme di cultura e di comunicazione. La situazione è quindi drammaticamente imbrigliata in una contraddizione da cui sembra difficile uscire, semplificando, infatti, si può così sintetizzare la cosa: solo la scuola potrebbe realizzare un progetto così ampio e impegnativo come quello di educare alla "lettura" e "scrittura" secondo i nuovi strumenti espressivi tipici della cultura digitale allargando così il concetto di alfabetizzazione e impedendo che si cada in una "barbarie tecnologica", ma la scuola  -  un largo e significativo settore al suo interno - ritiene che suo compito sia contrastare e combattere queste nuove forme comunicative spesso demonizzate e identificate come principio del processo di rincretinimento generalizzato cui si assiste oggi. 

Il tradimento dei chierici
Ma questo è il vero, odierno, tradimento dei chierici che viene posto in atto, infatti gli insegnanti, i chierici, di oggi, sono essi stessi i principali responsabili di questo imbarbarimento, nella misura in cui si rifiutano di insegnare l'uso critico e consapevole degli strumenti di comunicazione digitali, multmiediali ecc., è infatti questo analfabetismo digitale la principale causa della barbarie tecnologica. 
Se questo atteggiamento dovesse prevalere, allora la scuola porrebbe le basi per la sua scomparsa in quanto divenuta completamente inutile, incapace di insegnare a scrivere, leggere e parlare nell'era digitale. 

Realizzazione di un corto a partire da un mito di Platone
Questa lunga premessa era necessaria per inquadrare correttamente il contesto entro il quale la realizzazione di video da parte degli studenti deve essere correttamente inserita per comprenderne i reali obiettivi e le importanti finalità. Non si tratta infatti di pagare pedaggio alle mode pedagogiche del momento e alla loro caricaturale visione del processo di apprendimento e insegnamento, intendo quelle posizioni per cui la scuola deve divertire, l'apprendimento deve essere un gioco, imparare non deve essere qualcosa di pesante, la formazione deve essere una magica e intima comunione di anime e menti e altre balordaggini del genere che assumono un importante elemento del processo formativo (il gioco, il divertimento, la collaborazione, ecc.) lo assolutizzano e partoriscono idee, che definirle teorie pedagogiche sarebbe eccessivo, di una tale parzialità e limitatezza da essere più un ostacolo che un aiuto all'apprendimento.

Il Compito
Il compito assegnato agli studenti, divisi in gruppi è stato quello di realizzare la messa in scena cinematografica di un mito di Platone attraverso tre passaggi:
- la realizzazione collaborativa di uno storyboard
- le riprese
- il montaggio e la pubblicazione online su Youtube
Ogni gruppo era coordinato da uno studente con funzione di regista
Per i particolari è possibile consultare il forum della classe

Finalità Principale e attività degli studenti
La finalità principale è stata quella di "alfabetizzare" gli studenti sviluppando e/o potenziando le loro capacità di comunicare attraverso la multimedialità in modo consapevole e originale, svolgendo il ruolo di autori di un'opera multimediale.
Per realizzare tale finalità gli studenti hanno dovuto portare avanti un'attività complessa e collaborativa, impegnandosi in azioni di elevato valore formativo e cognitivo.
Queste, in sintesi, le attività da essi condotte:
- comprensione del testo filosofico di Platone e realizzazione (brainstorming) di uno storyboard;
- messa in scena del mito platonico e divisione dei compiti;
- recitazione e ricerca degli elementi necessari alla realizzazione del filmato (immagini, location, costumi, elementi scenici, colonna sonora ecc.)
- riprese e registrazione audio e video;
- montaggio (immagini, sequenze, titoli, colonna audio e colonna sonora) e pubblicazione on line del filmato.

Abilità e competenze nella comunicazione digitale
In questa attività gli studenti hanno dovuto imparare a svolgere consapevolmente operazioni complesse che costituiscono le basi della grammaticas della comunicazione multimediale e della cultura digitale, ecco un elenco disordinato delle principali:
- ricerca di informazioni sul web;
- collaborazione;
- composizione di un'opera attraverso l'integrazione di immagini, suoni, testi, dialoghi, musiche, ecc.
- uso della videocamera
- montaggio / editing video e audio
- progettazione di un'opera complessa
- divisione del lavoro e coordinazione delle attivitò di gruppo
- conoscenza e utilizzo del web e dei servizi di pubblicazione di video (Youtube)
- creazione e gestione di un canale su Youtube
- ricerca di soluzioni per rendere visivamente (mettere in scena) un testo complesso come quello platonico
- recitazione, lettura, sceneggiatura
ecc. ecc.

I corti realizzati dagli studenti
Ecco i filmati realizzati dagli studenti della III F del Liceo scientifico "G Brotzu" di Quartu Sant'Elena. Messa in scena, riprese, montaggio sono stati eseguiti dagli studenti partendo dal testo di Platonea. 

Il Mito della caverna
Il primo è intitolato "Il mito della caverna" ed è stato realizzato da: Martina Oppus, Marco Corrias, Fabio Piludu, Roberto Cannata, Alberto Pantaleone.



Il Discorso di Diotima su Eros
Il video è stato realizzato da:  Alice Cocco, Jennifer Pitzalis, Elisa Farris, Alessandro Fresu, Jessica Vacca.



Il Simposio: dialogo tra Socrate e Diotima
Il video è stato realizzato da: Michela Mattana, Noemi Massa, Valeria Pittau



Il seguente link consente di scaricare e leggere le schede di correzione e la valutazione dell'insegnante scheda correzione e valutazione

venerdì 13 giugno 2014

Paolo Negro, Spiritus Templi, recensione

Certo recensire positivamente, come intendo fare, un romanzo storico sui templari è dura, qualcuno potrebbe dire: "ancora un romanzo storico sui templari, basta!" Potrei rispondere che sarebbe come affermare di un giallo "ancora assassini e investigatori, basta!" o di un fantasy "ancora maghi, eroi e cavalieri, basta!". Ma non farò così, risponderò invece con le parole di un tale Giuseppe Verdi, famoso perché il suo volto stava sulle mille lire, il quale sosteneva che compito dell'arte fosse non copiare il vero ma inventare il vero.
         
Spiritus Templi di Paolo Negro è in primo luogo una storia che inventa una verità sui templari in particolare e su un momento emblematico della storia e della cultura medioevale in generale. I tanti personaggi si muovono nella Francia dei primi del XIV secolo, tra ardue dispute filosofiche e teologiche, intrighi della corte di Filippo il bello, giochi di potere, la costruzione della cattedrale di Notre Dame di Parigi, tradizioni misteriche ed esoteriche oscure, morti misteriose; al centro dell'intreccio un enigma e la ricerca della sua soluzione da parte del protagonista, Goffredo De Lor, e del suo compagno Edmund.

Ciò che differenzia il romanzo di Paolo Negro dalla maggior parte dei romanzi dello stesso genere è appunto, la capacità di inventare il vero, la tessitura della storia non ricalca un'immagine del medioevo grossolanamente ricalcata da un modello trito e frutto di un copia e incolla storiografico, né affastella confusamente elementi dal sapore di un finto medioevo di cartapesta, ma si riallaccia in maniera puntuale alle vicissitudini e agli eventi della vita e della cultura medioevale che sono inseriti al momento giusto e nel punto giusto della trama. Così i riferimenti alle dispute tra la tradizione allegorico - semiotica della scolastica occidentale in cui si riconosce Goffredo e quella della nuova scienza penetrata nell'occidente latino tramite la mediazione araba, a cui si rifà Edmund, sono precise e non sono fini a se stesse, ma funzionali alla strategia narrativa e al percorso verso la verità dei due personaggi. La stessa cosa vale per gli altri elementi storici, il processo ai templari; le lotte di potere tra mercanti, banchieri e Filippo il bello. Il risultato è una narrazione scorrevole in cui, come diceva un tal Baldassarre "lo sforzo che la produce deve essere celato" e questo è forse il maggior pregio del romanzo, un intreccio di storie che scorrono fluidamente, di pagina in pagina, verso lo sbocco finale, senza forzature e con naturalezza.

All'ottima qualità della scrittura si accompagna una suggestiva ipotesi narrativa sulla quale si regge l'intreccio e che concerne le basi stesse della verità cristiana su cui il medioevo aveva costruito le sue cattedrali di idee e la sua concezione della vita. Sarà proprio la ricerca di questa verità a costituire la meta del percorso dei protagonisti e per trovare la verità dovranno spogliarsi di molte delle credenze e convinzioni più care alla christianitas medioevale, spogliarsi della propria identità e conquistare una nuova verità che sarà il punto di partenza di una nuova ricerca, perché la ricerca, come il raccontare, non hanno mai fine. Nell'invito a mantenere sempre aperta la possibilità del falso, della parzialità e caducità delle proprie convinzioni, sta la verità che in questo romanzo viene suggerita al lettore.

mercoledì 21 maggio 2014

Platone nella rete: competenze digitali, apprendimento e Web learning

Cosa c'entra Platone con il World Wide Web?
Lo sapevate che la situazione dell'analfabetismo in Italia nel 1861 era la stessa di oggi? Ma non è una buona notizia ...
Sapevate che nelle graduatorie internazionali sulle varie Literacies o competenze siamo ultimi quando conviene essere primi e primi quando conviene essere ultimi?
Che cos'è l'analfabetismo digitale?
Come si legge nel Web?
Come si prendono appunti mentre si naviga?
Come si scrive nella rete?
Chi sono i top ten che hanno più condizionato la storia del mondo? Il Mit Media Lab lo sa!
Internet assomiglia più a dio o al caos?
La Pearson riuscirà a trasformare tutti gli alunni in cloni idioti?
Il Web diverrà come il Multivac di Asimov o come la biblioteca di Babele di Borges?
Che ci si può fare con Whatsapp, Linkedin, Youtube a scuola?

Domani le risposte alle domande

Liceo Brotzu ore 15:30

Giornata di formazione

Cristiana Pivetta

Ridisegnare l'apprendimento

Gianfranco Marini

Platone nella rete

Questa la presentazione che utilizzerò per il mio intervento,dal momento che nella presentazione è compresa solo una parte delle informazioni segnalate nella mappa, chi volesse percorrere liberamente la mappa senza seguire la presentazione può cliccare il link seguente e poi cliccare l'icona rappresentante 4 frecce che convergono al centro che si trova in basso a destra:  link diretto alla mappa


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martedì 20 maggio 2014

Giovanni Solimine, Senza sapere. Il costo dell'ignoranza in Italia

E' appena stato pubblicato (maggio 2904) per la collana Saggi Tascabili, Editori Laterza un eccellente saggio di Giovanni Solimine dal titolo Senza sapere, il costo dell'ignoranza in Italia, in cui vengono affrontati i temi legati alla problematica della storica arretratezza culturale italiana, che si può far risalire alla nascita stessa dello stato unitario, nel lontano 1861. Da 153 anni l'Italia si colloca agli ultimi posti in Europa per il livello culturale dei suoi abitanti. Se nel primo censimento della popolazione il tasso di analfabetismo assoluto era del 74% , oggi, secondo i dati della ricerca OCSE - PIAAC del 2013, il 70% degli italiani è analfabeta funzionale.

E se il fattore decisivo dell'arretramento economico e tecnologico dell'Italia, che è cominciato molto prima dell'attuale crisi, non fosse dovuto solo alla finanza allegra e ai banchieri gangster, ma dipendesse anche dal primato degli italiani nell'ignoranza? Solimine ricorda un ammonimento di Pasquale Villari del 1866: "Bisogna che l'Italia cominci a persuadersi che v'è nel seno della Nazione un nemico più potente dell'Austria, ed è la nostra colossale ignoranza", ebbene, con cognizioni di causa possiamo dire che gli italiani non si sono ancora persuasi di ciò".

Partendo da tali dati Solimine compie una doppia ricognizione, da una parte individua quali siano i motivi che spiegano tale disastrosa situazione e quali le conseguenze che, nella società della conoscenza e del lifelong learning, il nostro paese paghi per il suo ritardo; dall'altra cerca di affrontare il problema di cosa sia oggi la conoscenza, di quali siano i mutamenti che la rivoluzione digitale ha comportato in tale ambito, di come si configurino oggi la comunicazione, il saper leggere e scrivere, le competenze digitali.

Il testo utilizza un linguaggio e una chiarezza espositiva che consentono all'autore di esaminare problematiche complesse in modo comprensibile, semplice ma senza alcuna banalizzazione del contenuto. Si tratta di un ottimo testo per cominciare a riflettere sulla politica educativa del nostro paese e sulle nuove esigenze che gli attuali sviluppi delle tecnologie e dei linguaggi pongono alla formazione.

Le conclusioni non sono entusiasmanti, mentre il ceto dirigente politico, economico, finanziario, intellettuale, come è tipico del nostro paese, si avvita in dibattiti che si segnalano per la loro oscurità e inconcludenza e la situazione del nostro sistema scolastico si deteriora sempre di più, gli altri paesi continuano a correre e non ci aspettano.

Nel seguente video l'autore presenta il suo lavoro